Pilota a 12 anni - Sport o lavoro?

Sport giovanile o lavoro minorile? Il confine spesso è molto sottile. Il problema è di tanti sport, sia chiaro, non solo del motociclismo e dell’automobilismo. Le aggravanti del motorsport sono principalmente economiche e scolastiche. Su E-Motors abbiamo affrontato il tema della depressione, ora parliamo delle problematiche dei piloti giovanissimi.

Come può un bambino “giocare a fare il pilota” se sa che i suoi genitori spendono 30mila euro per farlo gareggiare? 

Come può considerare il motociclismo un gioco se deve ringraziare gli sponsor in conferenza stampa? Se deve bere in pubblico un energy drink che magari non gli piace invece della bibita che preferisce? Come può concentrarsi sullo studio se perde almeno 12 giorni di scuola per andare alle gare del CIV?

L’obbligo formativo in Italia c’è fino ai 18 anni quindi sono moltissimi i piloti che perdono i giorni di scuola per gareggiare in moto. Nel 2019, ad esempio, il terzo round del CIV sarà a fine giugno, periodo di esami di maturità. CIV o diploma?

Il problema è su scala internazionale, la situazione è analoga nei campionati esteri

Tutti cercano il baby fenomeno ma a quale prezzo?

In queste dinamiche possono essere d’aiuto i coach di cui parleremo nei prossimi giorni. Intanto affrontiamo le problematiche giovanili con la mamma di un pilota di 12 anni che ci ha chiesto di restare anonima.

Il motociclismo in età pre-adolescenziale è un gioco o un lavoro?

Nel lavoro si guadagna mentre qui si spende ma per il resto è praticamente un lavoro, richiede grande impegno e molta professionalità anche a livello giovanile”.

Quanto si spende?

“Da un minimo di 10mila euro all’anno per le minimoto a salire. Per una Pre Moto 3 del CIV si spendono da 30 mila euro in su, per la Moto 3 poi non ne parliamo”.

Sui costi potete leggere l’articolo che avevamo scritto i giorni scorsi.

Ma come fate a reperire i soldi per farlo gareggiare?

“Gli sponsor al giorno d’oggi non si trovano. Forse non siamo capaci noi però sento che è difficile per tutti quindi chi può attinge ai risparmi e ci sono genitori che fanno anche i debiti. Noi usiamo principalmente il nostro stipendio”.  

Scusi la schiettezza, perché lo fate?

“Forse sbagliamo noi genitori ma la situazione è complicata. Mio figlio è tanto appassionato. Come facciamo a dirgli basta? Sappiamo che è colpa nostra, che solo uno su 1000 riesce a sfondare del motociclismo ma è difficile dire ad un ragazzino appassionato di motori che è ora di smettere,di mollare tutto e magari di andare a correre a piedi o dare quattro calci ad un pallone”.

Suo figlio riesce a conciliare scuola e motociclismo?

 “Mio figlio non ha lacune, è bravo e riesce a recuperare ma non tutti ci riescono. Nel CIV bisogna arrivare in autodromo il giovedì, ci sono 4 manifestazioni in concomitanza con la scuola quindi si perdono almeno 12 giorni di scuola. Se consideriamo test ed allenamenti i giorni di scuola persi sono molti di più e quando magari c’è l’esame di terza media all’orizzonte non è semplice”.

Gli insegnanti sono comprensivi?

“Quelli di mio figlio si ma non tutti, alcuni fanno dei problemi. Io spero che mio figlio si laurei, oggi senza una laurea non si fa nulla nella vita ma non è facile arrivarci se si corre in moto, anzi. Molti lasciano gli studi anche prima del diploma”.

Come vive, da mamma, il motociclismo?

“Nelle minimoto ci si diverte, tra mamme siamo amiche, dobbiamo tutte attingere a ferie e permessi per seguire i nostri figli e facciamo gruppo. Andando avanti però le cose cambiano. Il paddock è un ambiente affascinate ma crudele. Spesso mi interrogo sul futuro di mio figlio e mi chiedo se ho fatto bene a sostenere questa sua passione”.

Marianna Giannoni