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CEV vs CIV – Massimo Matteoni “La Dorna ha interesse a promuovere il CEV. Il CIV non offre prospettive”
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CEV vs CIV – Massimo Matteoni “La Dorna ha interesse a promuovere il CEV. Il CIV non offre prospettive”

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Massimo Matteoni è una leggenda del motociclismo romagnolo, anzi, mondiale. Chi è cresciuto nella “Terra de mutor” lo ha sempre visto come un riferimento. Dopo una brillante carriera da pilota, aprì il Team Matteoni Racing lanciò molti giovani talenti, futuri campioni del mondo. Tra questi Marco Melandri, Manuel Poggiali, Marco Simoncelli, Tony Elias, Chaz Davies e tanti altri. Come team manager vinse il Mondiale 125 del 1999 con Emilio Alzamora.

Genuino come tutti romagnoli, Matteoni dice sempre quello che pensa.

Massimo Matteoni, affrontiamo con lei le varie problematiche di cui ci stiamo occupando su E-Motors. Iniziamo dai costi del motociclismo.

“I team hanno delle spese vive quindi è logico che siano alti. Il problema è che nel CIV costa tutto più del CEV: iscrizioni, box, benzina, test… Nel CEV le spese sono molto più basse per i team ed i premi più alti. Nel CEV si guadagnano 5000 euro di premi per la vittoria, nel CIV quasi niente. Seguo due ragazzini come manager e li porto a correre in Spagna in Moto 3”.

Di conseguenza in Spagna i costi sono inferiori anche per i piloti. A parte per la Pre Moto 3 e la Moto 3 del FIM CEV, per partecipare al RFME CEV Superbike o al RFME CEV Supersport si spende meno che per gareggiare nel CIV. 

Costi più bassi ma tutto al top, soprattutto a livello organizzativo. Perché queste disparità?

“E’ una guerra tra federazioni e quella spagnola la vince alla grande. La Dorna ha tutto l’interesse a promuovere il CEV. Lo ha fatto diventare il “Mondialino”. Se un pilota si classifica ai primi 3 posti nel CEV Moto 3 può partecipare di diritto al Motomondiale. Se vince il CIV non ha alcuna prospettiva, il CIV non conta nulla a livello internazionale. Mi dispiace molto ma è la realtà. Sarebbe fondamentale fare crescere il CIV, sotto ogni aspetto: sia sportivo che mediatico”

In passato aveva pensato di fare rinascere il Team Matteoni Racing. Il progetto si è arenato?

“Si qualche anno fa, con alcuni amici, avevo pensato di fare un team per il Mondiale Superbike. Quando abbiamo fatto tutti i conti abbiamo lasciato perdere. Servono cifre troppo alte”.

Come vede la questione genitori, di cui ci stiamo occupando spesso?

“I genitori dei piloti andrebbero tenuti lontani dai box, anzi, dagli autodromi. Vogliono sempre intervenire su tutto. Normalmente però non hanno alcuna competenza specifica e rischiano di fare solo dei danni”.

Adesso ci sono tanti coach mentre ai suoi tempi non c’erano. Cosa è cambiato?

“Mi fanno anche un po’ ridere. Per i ragazzini possono anche servire perché magari li aiutano a correggere gli errori ma a cosa serve il coach per un pilota come Valentino Rossi o Jorge Lorenzo? Mi sembrano tutte fantasie venute fuori negli ultimi 3 o 4 anni. Ai miei tempi c’era il Team Manager che ogni tanto lasciava il box ed andava a seguire il pilota a bordo pista per vedere cosa sbagliava”.

Su E-Motors ci siamo occupati anche di doping.

“In passato facevano tanti controlli antidoping. Nel corso della mia carriera di pilota avrò fatto almeno 20 controlli. Adesso non li fanno quasi mai ma dovrebbero tornare a farli più spesso, magari a sorteggio. Onestamente non credo ci sia del gran doping, in particolare a livello di CIV, però nel Mondiale forse qualcuno che utilizza gli stimolanti ci potrebbe essere. Servirebbero più controlli. C’è stata la vicenda West. È stato un mio pilota, era un grandissimo talento ma un ragazzo particolare. Spero possa risollevarsi da questa situazione”. 

(Foto di repertorio – Matteoni al centro durante la presentazione del suo team del 2005)