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Moto Vs Auto –  24 a 4

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Il motomondiale è pieno di piloti italiani mentre in F1, F2 e F3 scarseggiano. Fans e media esaltano i centauri ma ignorano i drivers. Perché?

Passione o tifo? In Italia l’amore per i motori è un sentimento forte, che si trasmette da generazioni e si evolve con il tempo. C’è però una costante amara: la disaffezione dei tifosi e dei media nazionali nei confronti dei piloti italiani di auto a cui si contrappone l’eccessiva esposizione mediatica dei piloti italiani di moto.

Certo i follower, gli articoli e le interviste non sono fondamentali ma la visibilità è importante per riuscire a reperire sponsor.

La strada per i piloti italiani di auto quindi è sempre più in salita mentre per quelli di moto non è in discesa ma è decisamente più percorribile.

I numeri sono sotto gli occhi di tutti.

In Formula 1 gareggia solo Antonio Giovinazzi, in Formula 2 Luca Ghiotto ed in Formula 3 sono presenti Leonardo Pulcini ed Alessio Deledda. In MotoGP ci sono 6 italiani, in Moto2 se ne contano 9 e Moto3 sempre 9.

Per gareggiare in moto serve un budget estremamente più basso quindi è normale che ci siano più praticanti ma il problema non è solo quello, manca una cultura motoristica di base.

La gente comune segue abitualmente la Moto3 ma non sa neppure cosa sia la Formula 3.

Sui social i numeri sono impietosi.

Su Facebook un pilota di Moto2 quale Nicolò Bulega ha oltre 107mila fans mentre un campione di Formula 2 come Luca Ghiotto ne ha 3100. Su Instagram il rapporto è di 180mila follower di Bulega contro i 13mila di Ghiotto.

I piloti di auto però hanno mediamente un engagement molto più elevato rispetto ai centauri. Per  engagement s’intende il tasso di coinvolgimento quindi le interazioni, i like, i commenti… In sintesi, i piloti di auto hanno follower realmente interessati, ne hanno pochi ma buoni, e questo è un importante punto a loro favore.

Per approfondire meglio questa tematica abbiamo contattato alcuni esperti del settore, a partire da Giampaolo Matteucci, titolare della Matteucci Management, che rappresenta Luca Ghiotto in Formula 2 e Lorenzo Colombo in Formula Renault. 

Giampaolo Matteucci assieme a Lorenzo Colombo

“I tifosi di moto, grazie al fenomeno mediatico Rossi, sono preparati a seguire il pilota come ” eroe ” sportivo – spiega il manager – Gli appassionati automobilistici italiani sono deviati dal tifo per i piloti in favore di quello per una macchina, a prescindere dal pilota che la guida, ovvero la Ferrari. È una concorrenza invincibile a livello di audience e conseguente affezione nei confronti di un pilota italiano, chiunque esso sia. Di Capelli, piuttosto che del compianto Alboreto, si ricordano solo le gare in Ferrari, ma quasi nulla del prima o del dopo di carriera. I social seguono questa tendenza anzi ne sono la conferma”.

L’ex pilota di Formula 1 Alex Caffi, oggi team manager, è sulla stessa linea d’onda.

Alex Caffi

“I piloti di auto non sono mai stati valorizzati più di tanto perché, dispiace dirlo, abbiamo la Ferrari che si è sempre accaparrata l’interesse di sponsor, media, pubblico… Gli italiani sono principalmente tifosi, nell’eccezione più negativa del termine. Tutti a guardare lo sci quando c’era Tomba ed ora non sanno più cosa sia, poi tutti tifosi di moto per Valentino Rossi. In massima parte non è un pubblico competente, appassionato, sportivo. All’estero la gente si appassiona, va alle gare, conosce i piloti… Da noi non è mai stato così.

Valentino Rossi ha il merito di avere portato interesse alle moto ma anche il demerito di avere la calamitato la massa, la tifoseria bieca.

Non è quello che vogliamo nell’automobilismo e credo neppure nel motociclismo. In ogni caso c’è molto più interesse per le moto anche perché  abbiamo avuto molti più Campioni del Mondo rispetto all’automobilismo. Per fortuna noi piloti non abbiamo tanti tifosi in Italia ma abbiamo molti estimatori nel mondo. Se vado in altri paesi mi riconoscono di più che in Italia perché ci sono persone appassionate ed informate. In Italia fanno tutti gli esperti ma non conoscono quello che sta dietro, la fatica di chi ha dovuto stare nelle retrovie perché non aveva il mezzo competitivo ma esaltano solo quelli che stanno davanti”.

Il problema è principalmente culturale.

Lo evidenzia anche Boris Casadio, speaker ufficiale dell’autodromo di Imola fin dai tempi della Formula 1 e del Misano World Circuit.

“Ritengo che manchi una cultura motoristica, una universale ed autentica passione motoristica. Il Vero Appassionato di motorsport passa dalle due alle quattro ruote, dalla pista all’ off road, matura curiosità, legge, si informa e riconosce il valore dei vari protagonisti. Ho riscontrato che oggi  l’automobilismo in Italia è più di nicchia. C’è una conoscenza solo della Formula 1 e non è neppure approfondita. Turismo, Prototipi, DTM, Formula 2, Formula 3, Formula 4, ecc. sono categorie stupende, avvincenti, ma da noi hanno poco seguito. Purtroppo in Italia si va troppo a caccia dei “personaggi”. Manca la passione vera, la curiosità, la competenza… In Inghilterra, Germania, Usa, Francia, le gare GT riempiono gli autodromi ed i musei motoristici sono visitati da tantissime persone”.

Boris Casadio assieme a Mick Schumacher

Il  tifo si riversa dunque sui piloti di moto e spesso è un pericoloso boomerang. Se la visibilità sui media, i follower, possono essere importanti  per  trovare sponsor, il tifo da stadio non è positivo perché genera regolarmente haters, talvolta difficili da gestire. Fortunatamente riguarda soprattutto i big mentre tanti piloti di moto, anche del Campionato Italiano, hanno migliaia di fans realmente appassionati, come spiega l’autorevole giornalista modenese Stefano Bergonzini.

“Il motociclismo è uno sport dove girano i quattrini, ma a base popolare. Tutti o quasi possono provarci e la passione è tanta, tantissima se si pensa al motociclismo minore o al motocross. Nelle auto anche per cominciare dal basso servono i soldi, il papà ricco. L’ambiente sociale è diverso, la gente più educata e meglio vestita, per questo meno ‘vicina’ alla passione. Io alle gare di moto vado sempre con entusiasmo e trovo un ambiente che mi diverte. Nelle auto, che ho seguito anche a livello professionale, avverto maggiore freddezza, serietà, pesantezza. Ergo non è colpa dei piloti ma della natura diversa dei due sport”.  

Stefano Bergonzini

Forse il segreto è proprio questo: accorciare le distanze tra i piloti italiani di auto e gli appassionati. Abbiamo ragazzi veloci, simpatici, carismatici che potrebbero conquistare il cuore dei fans quanto i piloti di moto ma sono intrappolati in un circolo vizioso. La stampa parla poco di loro e quindi la gente non li segue, scarsa audience e poco spazio sui media.

Qualcosa però sta cambiando. Il pubblico inizia ad avere voglia di aria nuova, fresca… I  media dovrebbero rispondere alle esigenze di cambiamento mentre i piloti di auto rompere gli schemi del passato ed avvicinarsi alla gente.  

Marianna Giannoni  

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