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Maximilian Sontacchi, la forza della passione per i motori
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Maximilian Sontacchi, la forza della passione per i motori

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Maximilian Sontacchi è un vero appassionato di moto e di auto. La sua vita è cambiata irreparabilmente nel 2005 in seguito ad un incidente stradale. E’ stato urtato da un pirata della strada che ha invaso la sua corsia, facendogli battere la schiena contro il guard-rail: Maximilian resta paralizzato dalla vita in giù. Max però non molla e si trova un lavoro in ospedale. In poco tempo riesce a tornare in pista, sia con le auto che con le moto. L’agonismo diventauna terapia, a lui si deve la prima moto per paraplegici. Un sogno, da molti probabilmente ritenuto irrealizzabile, che invece si concretizza dopo tanta fatica.

Maximilian Sontacchi, come ti sei avvicinato al mondo delle corse?

“Sono andato in moto fin da quando avevo 13 anni. Mi divertivo molto a trascorrere il tempo con gli amici, andavamo spesso in pista utilizzando le 600cc. Poi, a 16 anni, ho preso la patente per il 125cc. Ho sempre amato l’ambiente delle due ruote.”

Cosa ti ricordi dell’incidente?

Un’auto che arrivava contro mano ha invaso la mia corsia di marcia, mi ha colpito e dopo è scappata. Ho schivato per un pelo l’impatto frontale, però sono caduto in quanto urtato dallo specchietto dell’auto. Ho battuto fortemente la schiena contro il guard – rail e nulla è servita la tuta che stavo indossando. Sono rimasto paralizzato e in coma per un mese. Questo evento mi ha cambiato la vita, ma mi è stata data una seconda possibilità. Ho avuto un’adolescenza difficile, c’erano problemi in famiglia e invece l’incidente ha risolto tutto facendomi capire cosa sia veramente la vita.”

Hai pensato subito di poter tornare in moto?

Uscito dal coma, la moto è stata la prima cosa che ho chiesto ai miei genitori. Inizialmente non capivo la reale entità dell’accaduto. Per me era fondamentale tornare in sella. Ogni settimana leggevo Motosprint, in modo da essere sempre aggiornato suoi nuovi modelli in uscita. Step by step, dopo tantissime sedute di fisioterapia, sono riuscito nel mio intento. Tutto questo non sarebbe accaduto se non ci fossero stati i miei amici e la mia famiglia, specie mia madre.”

Come hai iniziato a correre nel Drifting?

“Dopo l’incidente ho sempre cercato di avere quello stimolo che la moto mi dava. Ho creato la prima scuola per disabili di Drifting, una disciplina automobilistica. Non volevo stare a guardare. Grazie a Loris Capirossi ho conosciuto varie persone, mi hanno permesso di disputare il campionato di Drifting italiano ed europeo per normodotati. All’epoca i costi erano bassi e questo mi ha agevolato. Purtroppo, a causa della mancanza di sponsor e di visibilità, ho dovuto lasciare la categoria. Da qui l’idea di creare la prima moto per paraplegici in Italia.”

Il Drifting ti è servito per tornare competitivo in moto?

“E’ stato essenziale perché ha gettato le basi per il mio ritorno in moto. Lo consiglio a tutti quanti. Attraverso i corsi di questa specialità, sono riuscito a comprendere alla perfezione quelle che sono le regole da tenere in pista. Allo stesso tempo, mi è servito per rimettermi in forma a livello fisico. Una buona parte di tutto questo lo devo pure al Motocross e alle gare endurance sui kart”.

Com’é stato il tuo debutto nel Campionato di moto paralimpico.

“Non ho fatto altro che prendere la mia Kawasaki Ninja che avevo in garage, non avendo a disposizione molti soldi. Assieme ad mio amico effettuato le modifiche necessarie, a ‘costo zero’. Nel 2015 ho fatto il mio debutto nel campionato riservato ai piloti disabili. E’ stato più facile di quanto mi aspettassi. Da un punto di vista delle difficoltà che mi aspettavo di incontrare, è andata meglio del previsto. Inoltre, nelle ultime stagioni, il livello si è alzato molto, grazie anche all’ingresso di Team ufficiali.”

Quest’anno ti sei laureato campione italiano 600 paralimpico. Che valore ha per te questo successo?

“Sono stato molto fortunato. Mi sono laureato campione senza aver vinto nemmeno una gara, ma sono stato molto costante nei risultati. Sono riuscito a vincere per una manciata di punti, complice l’assenza di alcuni rivali diretti nell’arco della stagione. Dopo sei anni difficili, mi ritengo molto soddisfatto. E’ stata una bellissima emozione. Questo successo lo dedico al Team che mi ha preparato una moto perfetta, al team manager Federico Rinaldi che ha sempre creduto in me, e alla mia famiglia. Ringrazio di cuore tutti i miei sponsor. Senza il loro supporto non sarei arrivato qui.”

Hai consigli da dare a chi ha vissuto una situazione simile alla tua?

“Ciò che dico a tutti è di affidarsi a Team e persone competenti del settore. Senza una squadra sportiva adeguata non si va da nessuna parte, serve un grosso supporto alle tue spalle. Grazie a persone esperte, che ti aiutano a maturare nel tuo percorso, tutto viene più facile.”


Andrea Periccioli

Foto Gabriel Grandi

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