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Sara Cabitza, Aerodinamicist Renault “Le donne con ruoli di responsabilità sono molto rare in Formula 1 e devono faticare più degli uomini per essere credibili”

Sara Cabitza, Aerodinamicist  Renault “Le donne con ruoli di responsabilità sono molto rare in Formula 1 e devono faticare più degli uomini per essere credibili”
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Sara Cabitza è una tra le menti più brillanti del Mondiale di Formula 1. Nata e cresciuta in Sardegna, è laureata in Ingegneria meccanica con dottorato in Ingegneria aerodinamica. Dall’ottobre 2016 lavora in Renault con il ruolo di Aerodinamicist.

La mia passione per l’automobilismo è nata in famiglia – racconta – Mio padre è un professore universitario, ora in pensione, di turbomacchine e motori a combustione interna. Ha sempre seguito la Formula 1 e sin da bambina mi ha coinvolto nel guardare le gare in TV. Crescendo, il mio interesse per l’ingegneria è aumentato, al punto che già a 15 anni avevo le idee chiare su quella che sarebbe stata la mia (attuale) professione”.

Da quanti anni lavora in Formula 1?

Ho iniziato a lavorare in Formula 1 nel novembre 2014 per Force India, dove avevo il ruolo di Junior Aero Performance Engineer. In tale ruolo analizzavo i dati aerodinamici provenienti dalla pista. Tuttavia, dopo circa 1 anno e qualche mese mi resi conto di voler avere un maggiore impatto sulla macchina e voler passare al design. Per questo motivo passai a Renault, dove da ottobre 2016 lavoro con il ruolo di Aerodinamicist”.

Le sue prospettive future?

“Per il momento conto di rimanere in Formula 1, anche se il cambio di regolamento del 2021 potrebbe costringermi a riconsiderare la mia posizione. Purtroppo, la libertà nello sviluppo aerodinamico sarà notevolmente ridimensionata e non si sa ancora quali saranno le reali conseguenze di questo cambiamento”.

Come vede la Formula 1 del futuro a livello di aerodinamica e di materiali? 

Come detto prima, le nuove regole per il 2021 hanno notevolmente ridimensionato la libertà nello sviluppo aerodinamico, per cui al momento è difficile fare una previsione. Probabilmente il regolamento evolverà notevolmente negli anni successivi alla sua introduzione, ma al momento la federazione non ha espresso alcuna linea circa le decisioni future in questo ambito. I materiali continueranno ad essere fondamentali, dato che la necessità di garantire la sicurezza del pilota, unita alla ricerca del peso minimo, saranno sempre all’essenza di questo sport”.

Quali sono state le difficoltà principali che ha incontrato?

Una delle difficoltà più grosse è stato ambientarmi nel Regno Unito agli inizi del mio dottorato nel 2009. Nonostante non fosse la mia prima esperienza internazionale, il fatto di essere passata dall’ingegneria meccanica all’aeronautica, in una città immensa come Londra e un’università, l’Imperial College, ben più grande dell’Università degli Studi di Cagliari è stata una bella sfida. Ricordo i primi mesi come una serie di nuove esperienze e sfide con cui mi sono dovuta confrontare, e se non avessi avuto il supporto offerto dal college penso non sarei riuscita a sopravvivere.

Un’altra sfida, che affronto tuttora, è quella di confrontarsi con una cultura come quella inglese che per tanti versi è molto diversa da quella italiana, sia nell’ambito lavorativo che nella quotidiana amministrazione. Ritengo comunque che il confrontarsi con delle culture diverse dalla nostra sia sempre motivo di crescita, per cui cerco sempre di adattarmi e trarre il meglio dalle opportunità che mi vengono offerte”.

Qual è stato il suo successo professionale e/o sportivo più grande?

La cosa di cui sono più fiera nella mia carriera è il mio dottorato, che mi è costato tanta fatica ma che rifarei ogni giorno.

Dal punto di vista sportivo devo ammettere di aver avuto tante gioie, anche se al momento aspetto ancora un podio con Renault”.

Com’è cambiato il ruolo delle donne in Formula 1 e nel Motorsport in generale?

“Le donne in Formula 1 sono ancora poche, e sebbene il loro numero stia aumentando, le figure femminili che ricoprono ruoli di responsabilità sono davvero molto rare, soprattutto nell’aerodinamica e ai livelli manageriali. Come in tutti i settori tecnologici, le donne devono solitamente faticare più dei colleghi uomini per costruire la loro credibilità, e vengono talvolta scoraggiate da atteggiamenti di bullismo o machismo che a volte si creano in ambienti ad alta prevalenza maschile. La cultura è cambiata e sta cambiando molto da quest’ultimo punto di vista, ma c’è ancora tanto da fare”.

La Formula 1 ha eliminato per prima la figura delle ombrelline. Favorevole o contraria?

Ho sempre pensato che, se le ragazze erano felici di avere il ruolo di ombrellina, non c’era niente di male nella loro presenza in pista. Il problema principale poteva semmai essere il fatto che le ragazze fossero se non l’unica, la principale rappresentazione di donna nel motorsport. Se la federazione si fosse invece impegnata nell’aumentare la rappresentazione delle donne coinvolte nel motorsport in ruoli diversi, la figura femminile avrebbe tratto ben più vantaggio di quello che può aver avuto dalla rimozione delle ragazze in pista”.

Cosa si potrebbe fare per incrementare la presenza femminile nel motorsport?

Le statistiche continuano a mostrare che le donne non vengono incoraggiate ad ambire a posizioni in aziende ad alto livello tecnologico. E’ necessario fare tanto, soprattutto nelle scuole, per incoraggiare ragazze e bambine ad aver maggiore fiducia nei propri mezzi. Questo è il motivo principale per cui ho iniziato a collaborare in maniera continuativa con l’associazione creata da Suzie Wolff “Dare to be different” (https://www.daretobedifferent.org/), per cui ho assunto un ruolo attivo negli eventi di “Girls on Track” nel Regno Unito e spero nei prossimi eventi che avverranno in Italia”.

Dunque, esiste ancora il maschilismo nel motorsport…

Se dicessi di no mentirei, dato che purtroppo il maschilismo fa ancora parte della nostra società, anche se spesso si preferisce non ammetterlo”.

Una donna potrà mai competere ad alti livelli in Formula 1?  

“Non c’è nulla che neghi questa possibilità ad una donna dal punto di vista fisico e/o intellettuale, per cui la mia risposta è sì. Sappiamo però che, soprattutto per un pilota, per arrivare in Formula 1 contano tanto anche le opportunità. Dipende da quanti scommetteranno su una donna, piuttosto che su un uomo, nell’offrirle la possibilità di arrivare sul più alto gradino del podio”.

Marianna Giannoni