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Piloti del motomondiale vittime del cyber bullismo. La sofferenza dei genitori “Offendono e denigrano i nostri figli”

Piloti del motomondiale vittime del cyber bullismo. La sofferenza dei genitori “Offendono e denigrano i nostri figli”
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I leoni sono protetti dal WWF , i leoni da tastiera da un monitor. Sono la specie più pericolosa. Nel ruolo di gazzelle, inseguite dai leoni affamati, ci sono molto spesso i piloti. Corrono sì, corrono veloci in pista ma non riescono quasi mai a sfuggire ai leoni da tastiera. Ultimamente ci sono moltissimi haters, odiatori professionisti ma senza un fine se non quello di alimentare, in maniera distorta, il loro ego.

Ovvio, non è un fenomeno che riguarda esclusivamente il motorsport ma qui è molto accentuato. In tutte le classi, in tutte le discipline. E un pilota più è famoso, più è odiato. Abbiamo parlato di questo fenomeno con i genitori di alcuni piloti del motomondiale. Preferiamo non scrivere i loro nomi per tutelare i ragazzi, già tanto, troppo, feriti dagli haters.

 “Essere un personaggio pubblico, quindi spesso apprezzato e stimato dai fans, ha purtroppo il rovescio della medaglia –  racconta il babbo di un pilota l’elevata esposizione mediatica scatena gli imbecilli che generano la socializzazione dell’odio e dell’invidia. Questo grazie ai social che permettono agli haters di offendere gratuitamente, evidentemente per sottolineare la loro presunta superiorità virtuale”.

Marco Simoncelli diceva che quando vai ben tutti ti osannano e quando vai male tutti ti voltano le spalle.  Ed all’epoca i social network non erano diffusi come oggi.

“Marco aveva ragione – afferma la mamma di un altro pilota del mondiale – a noi sta succedendo spesso.  Persone che uno o due anni fa tifavano mio figlio, poi allontanate perché non coerenti, oggi sono le prime ad offendere, denigrare, deridere pubblicamente un ragazzo che ci mette il cuore in tutto quello che fa”.

La responsabilità in parte è anche delle squadre “I team sono molto abili a comunicare ciò che più fa comodo a loro. Non esiste una comunicazione reale e questo è il risultato”.

In famiglia come affrontate la situazione?

“In casa quando ci capita di leggere quel tipo di commenti contro il pilota, soffriamo perché sono molto spesso diffamatori. All’inizio rispondevamo a tono poi abbiamo smesso davanti a tanta ignoranza e cattiveria. Da qualche mese a questa parte abbiamo smesso di rispondere. L’unica soluzione è ricorrere alla querela”.

Alcuni piloti evitano di frequentare i social network, altri leggono i commenti ed hanno la forza d’ignorarli, altri invece soffrono. Spesso ci si dimentica di due concetti essenziali: i piloti sono dei ragazzi e il motociclismo è uno sport.

“Devono smetterla, ci sono ragazzi che si sono anche suicidati per cyber bullismo – evidenza la madre di un pilota – La cosa che più mi sorprende, è che molto spesso si tratta di persone adulte, padri di famiglia. Che educazione possono dare ai loro figli? È incredibile come vengono nelle pagine pubbliche e commentano ossessivamente ogni cosa come se per loro fosse un dovere, una mission.  Se noi della famiglia gli rispondiamo a tono, dicono che sono liberi di dire il loro pensiero. Nessuno glie lo ha chiesto però. Le offese non le considerano neppure, per loro è la normalità ed è questa la cosa più grave”.

Marianna Giannoni